Intervento del 27 luglio 2020

Intervento di Loredana Rosa per l’associazione Il femminile è politico: potere alle donne a:

Dalla Stessa Parte Zoom meeting Il Paese che vogliamo. Presentazione del progetto Dalla stessa parte, 27 luglio 2020.

Il femminile è politico: potere alle donne dichiara il suo scopo all’art. 2 dello Statuto L'Associazione si propone di:

• contribuire alla costituzione di un nuovo soggetto politico al femminile;

• produrre e promuovere cultura politica al femminile.

Siamo un gruppo di donne siciliane, diverse per età, formazione, percorsi ed esperienze e siamo femministe.

In questa formazione abbiamo voluto offrire ai partiti della sinistra l’ennesima opportunità per riparare ai loro fallimenti con una proposta di cambiamento radicale del loro modo di essere riguardo alle politiche di genere, partendo proprio dal loro interno, con 11 Proposte da recepire nei loro statuti e attuare nella prassi organizzativa e politica.

Né i partiti né la stampa hanno dato segno di vita.

Chi volesse saperne di più trova tutto sul sito www.femminilepoliticopoteredonne.simplesite.com

Abbiamo accolto con speranza il vostro appello e la lettera di Livia, che è anche il prodotto del riaffiorare del femminile da un lungo periodo di silenzio, più mediatico che reale, e che segna la necessità non più prorogabile che le donne prendano il potere, cioè chi decide, cosa, ottenendo un cambiamento immediato con il “chi”, dagli uomini alle donne, necessariamente cambiando il “cosa” e direi anche il “come”.

Su una piccola parte di questo “come” vorrei dire e lo farò in modo schematico:

1) ampliare non ridurre gli spazi della rappresentanza; ridurre, come è stato fatto, il numero dei parlamentari diminuisce gli spazi della rappresentanza politica soprattutto per le donne, che sono molto spesso conosciute nei territori nei quali vivono e operano e non dispongono delle risorse dei competitors maschi; la nostra democrazia parlamentare non può più tollerare strattoni e ferite, non è qui all’ordine del giorno ma a breve queste questioni dovranno essere affrontate;

2) creare contrappesi al peso ormai assolutamente sproporzionato degli “amministratori” a tutti i livelli. Si sta riproponendo il Sindaco d’Italia, non avendo il coraggio di dire basta con la repubblica parlamentare passiamo a quella presidenziale. Di nuovo non è questa la sede per aprire un dibattito ma non siamo solo elettrici ed elette, siamo cittadine che è di più e comprende entrambe le qualità. La rappresentanza sociale, né ancella, né conflittuale, ma sicuramente “altra”, è il contrappeso assolutamente necessario al potere della rappresentanza politica. Il potere che si esercita attraverso di essa è luogo privilegiato per le politiche di genere e se istituzionalizzato è l’ambito nel quale si può intervenire concretamente nel processo di formazione delle scelte politiche, legislative e amministrative;

3) un nuovo soggetto politico “al femminile” è necessario, non un partito di sole donne ovviamente che non può presentarsi alle elezioni, ma un soggetto, un partito nel quale le donne non operano per quote e per gentile concessione nel paradigma definito dagli uomini, non nato dalla testa di Zeus per intenderci, ma un partito che nasca da donne e che si sostanzi dell’essere, del pensare, del fare delle donne. E possibilmente prima che il solito Fassino ci dica “Se volete fare politica fondate un partito e presentatevi alle elezioni”. Il resto è Storia.

Il femminile è politico: potere alle donne

 

Garantire la partecipazione effettiva delle donne all’interno della sinistra nel processo di un indifferibile rinnovamento

11 Proposte 

Contesto: Oggi sempre più persone differenti per genere, età, origine e orientamenti, sono consapevoli della necessità di cambiare il modello socioculturale esistente organizzato su basi e poteri maschilisti, imprimendo l’impronta dell’energia femminile nell’intero pianeta. Tutti i partiti affermano di volere praticare politiche in favore dell’uguaglianza di genere e della valorizzazione delle differenze, ma nessuno di loro ha finora introdotto e praticato modalità organizzative che garantiscano un’effettiva partecipazione delle donne ai processi decisionali interni ed alla vita politica in generale.

La presente proposta

• è una istanza per dare voce a questa esigenza di equilibrio, e si innesta in un contesto di valori antifascisti, per una società più democratica, laica, solidale e umana;

• è rivolta ai partiti disponibili ad accogliere un profondo cambiamento della loro struttura che deve prevedere in tutti i ruoli la presenza contemporanea, o in regime di alternanza, di una donna e di un uomo e affermare il principio femminista non per “garantire” la quota di genere ma per scelta culturale.

Vogliamo

 cambiare le forme e le liturgie della politica;

 che i documenti di un partito, primi tra tutti gli Statuti, assicurino la rappresentanza delle donne nelle strutture di partito; formalizzino processi trasparenti per la promozione interna e la selezione dei candidati e delle candidate alle cariche elettive, riducano la disparità d’accesso alle risorse del partito tra uomini e donne, promuovano una cultura politica non discriminatoria.

Chiediamo che i Partiti nei loro Statuti

1. Dichiarino la parità di genere nel rispetto delle differenze come valore fondativo del partito. Essa deve informare tutte le politiche elaborate dal partito, siano queste legate alla democrazia interna, alla gestione delle risorse economiche o alle piattaforme programmatiche.

2. Introducano la doppia presenza di genere nelle due cariche di Presidente e Segretario/a e la composizione paritaria, 50% di ciascun genere, di tutti gli Organismi del partito.

3. Istituiscano un Organismo nel quale le politiche di genere trovino uno spazio adeguato alla loro elaborazione ed esercitino un potere vincolante sulle scelte politiche del Partito, sulle strategie elettorali, sui processi correlati alla gestione delle finanze, all’amministrazione e al reclutamento dei/delle nuovi/e iscritti/e.

4. Introducano processi di facilitazione (tutoring o coaching) dei percorsi di accesso per le donne e per tutti i soggetti maggiormente a rischio di discriminazione.

5. Introducano la soglia del 50% di donne presenti nelle liste elettorali seguendo il principio di alternanza ("zippering") ed escludendo la possibilità delle candidature plurime.

6. Creino un fondo interno per la promozione della partecipazione politica delle donne. Il fondo offre alle donne un accesso privilegiato alle risorse finanziarie del partito destinate alle campagne elettorali e finanzia la formazione e l’incremento delle conoscenze e delle capacità delle donne iscritte al partito e/o candidate.

 Proponiamo 5 misure politiche da adottare ed attuare entro il primo anno.

I Partiti debbono

1. Istituire un audit di genere periodica volta ad identificare le lacune negli statuti, nei regolamenti interni, nei processi e nelle pratiche del partito relative alla parità di genere, a livello nazionale e locale. A condurre l’audit di genere sarà una task force composta da un esperto esterno, dal/dalla segretario/segretaria del partito, da un/una rappresentante dell’ esecutivo, da una componente dell’Organismo di cui al punto 3, da esperte/i sull’integrazione della dimensione di genere.

2. Sviluppare un piano d'azione di genere sulla base delle lacune individuate nell'audit di genere. Il Piano d’azione, recepito formalmente dalla Segreteria del partito, è attuato dalla stessa task force . Oltre a proporre le misure necessarie a colmare le lacune di genere, il Piano d’azione deve comprendere misure specifiche atte a favorire il reclutamento e la fidelizzazione delle donne nel partito, nonché a rimuovere le cause che possono impedire la loro partecipazione alla vita politica, alle scelte e alle decisioni del partito. Gli organismi dirigenti del partito discutono il Piano d’azione ogni tre anni allo scopo di suggerire lo sviluppo di nuovi piani d'azione sulla base dei progressi compiuti.

3. Introdurre un codice di condotta che vieti discriminazioni e molestie basate su genere, orientamento sessuale, età, provenienza, condizione familiare, diverse abilità; nonché l’uso di un linguaggio discriminatorio e sessista. Il codice deve prevedere:

        3.1. la creazione di un organo disciplinare per la ricezione di reclami formali e informali che consentano l’identificazione delle responsabilità e l’introduzione di sanzioni; queste ultime potrebbero prevedere l’esclusione temporanea da investiture alle cariche elettive per i membri che abbiano violato il codice;

       3.2. misure sanzionatorie anche per i dirigenti in qualità di rappresentati legali; 

       3.3. la nomina di un referente politico responsabile per l’implementazione delle politiche contro la discriminazione. 

4. Istituire un database delle iscritte e degli iscritti al partito, con le competenze specifiche formali e informali disaggregate per genere e per regione, allo scopo di valorizzare e utilizzare le competenze interne.

5. Sviluppare ed adottare un piano di formazione politica che valorizzi lo sviluppo della leadership delle donne, e comprenda un programma di tutoraggio per la preparazione ed il finanziamento delle campagne elettorali.